Da quest'anno il "salario giusto" non è più solo un principio di riferimento, ma un requisito normativo con effetti diretti sull'accesso agli incentivi per le imprese. Il Decreto Lavoro 2026 (D.L. 62/2026, convertito con modificazioni dalla Legge 112/2026) introduce infatti una definizione puntuale di retribuzione equa, legandola a doppio filo alla contrattazione collettiva.
Per chi si occupa di HR e welfare aziendale, capire cosa cambia è il primo passo per verificare che i propri contratti siano allineati e per continuare ad accedere a bonus assunzioni e sgravi contributivi.
Il salario giusto viene definito dal decreto come Trattamento Economico Complessivo (TEC): la retribuzione non può essere inferiore ai minimi tabellari previsti dai contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi del settore.
Il TEC non coincide con la sola paga base. Include tutte le voci retributive fisse e continuative — dirette, indirette e differite — tra cui:
La verifica della congruità retributiva va quindi condotta voce per voce, non limitandosi al confronto tra stipendi base.
La novità principale riguarda il collegamento tra salario giusto e incentivi pubblici: solo i datori di lavoro che garantiscono il TEC possono accedere ai bonus per l'occupazione e agli sgravi contributivi, inclusa la decontribuzione sulle assunzioni stabili, prorogata al 31 dicembre 2026.
L'obiettivo dichiarato è contrastare il cosiddetto dumping contrattuale: la prassi di applicare CCNL "minori", meno rappresentativi ma economicamente più vantaggiosi per l'azienda, a scapito della retribuzione dei lavoratori.
Il decreto interviene anche su altri due fronti collegati al mondo del lavoro:
Capita spesso di sentirli usare come sinonimi, ma indicano due logiche diverse:
Il Decreto Lavoro 2026 ha scelto questa seconda strada, rafforzando il ruolo dei CCNL comparativamente più rappresentativi invece di fissare una soglia oraria valida per tutti.
Per le imprese, il salario giusto diventa a tutti gli effetti un requisito di compliance, non solo un tema di politica retributiva. Alcuni passaggi da presidiare:
Chi sta valutando nuove assunzioni o vuole continuare a beneficiare degli incentivi ha quindi tutto l'interesse a fare una verifica tempestiva della propria posizione contrattuale.
Un punto spesso sottovalutato: le prestazioni di welfare contrattuale rientrano nel calcolo del TEC. Questo significa che un piano di welfare aziendale ben strutturato non è solo una leva di attrattività e retention, ma può contribuire concretamente a comporre un trattamento economico complessivo in linea con quanto richiesto dal decreto.
In un contesto in cui la retribuzione diventa oggetto di verifica analitica, un piano welfare chiaro, tracciabile e coerente con il CCNL applicato è anche uno strumento che semplifica la compliance aziendale.
Il salario giusto sostituisce il salario minimo?
No. La retribuzione continua a essere determinata dai CCNL comparativamente più rappresentativi, che diventano il parametro per definire un trattamento adeguato e per accedere agli incentivi.
Cosa rientra nel Trattamento Economico Complessivo (TEC)?
Paga base, mensilità aggiuntive, indennità, elementi retributivi continuativi ed eventuali strumenti di welfare contrattuale previsti dal CCNL.
Cosa rischiano le aziende che non rispettano il salario giusto?
L'esclusione dall'accesso a bonus assunzioni e sgravi contributivi, oltre alle conseguenze previste dalla normativa in caso di violazioni contrattuali.
Da quando è operativo il decreto?
Il D.L. 62/2026 è entrato in vigore il 1° maggio 2026 ed è stato convertito, con modificazioni, dalla Legge 112/2026 il 24 giugno 2026.