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Buoni acquisto, come funzionano: tutto quello che serve sapere

Scritto da Epassi Italia | 17 set 2026, 13:40:06

I buoni acquisto sono la forma di welfare più semplice da erogare e la più facile da sbagliare. Fino a 1.000 euro l'anno restano fuori dal reddito imponibile. A 1.001 rientrano per intero, non per la sola eccedenza. Tra le due cifre corre un euro e un'intera busta paga di differenza.

Le erogazioni si concentrano nelle ultime settimane dell'anno, quando il plafond individuale è quasi esaurito e quasi nessuno lo sta guardando. Un buono da 50 euro consegnato il 20 dicembre a una persona che ha già ricevuto 980 euro di benefit porta l'imponibile a 1.030 euro. Tutti e 1.030, recuperati in busta paga a gennaio.

I buoni acquisto sono esentasse fino a 1.000 euro?

Sì, entro condizioni precise. I buoni acquisto sono documenti di legittimazione, cartacei o digitali, con cui il datore di lavoro riconosce beni e servizi al posto di denaro. L'articolo 51, comma 3 del TUIR li esclude dal reddito da lavoro dipendente fino a 1.000 euro l'anno, 2.000 per chi ha figli fiscalmente a carico (queste soglie sono valide per il triennio 2025-2027). Superata la soglia, l'intero valore erogato diventa imponibile.

Si spendono presso le insegne convenzionate con la società emittente: supermercati, abbigliamento, elettronica, carburante, e-commerce. Il valore nominale è quello che arriva alla cassa, senza commissioni per chi li usa e senza possibilità di ricevere resto in denaro.

Il comma 2 dell'articolo 51, quello dei servizi di utilità sociale, richiede l'erogazione alla generalità delle persone o a categorie omogenee. Il comma 3 ammette l'assegnazione anche a una sola persona. È la ragione per cui i buoni acquisto reggono il premio di anzianità, il regalo di fine anno, il riconoscimento fuori piano, dove un piano welfare strutturato non arriva. Nel perimetro rientrano anche i collaboratori con redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e gli amministratori, con erogazione deliberata dall'assemblea.

Buoni acquisto e buoni pasto seguono due logiche fiscali opposte

Condividono il nome e quasi nient'altro. Il buono pasto misura il diritto su base giornaliera e tassa solo quello che eccede. Il buono acquisto misura su base annua, dentro un plafond che raccoglie ogni altro compenso in natura ricevuto nello stesso periodo d'imposta.

Elemento Buoni acquisto Buoni pasto
Riferimento normativo Art. 51, commi 3 e 3-bis TUIR Art. 51, comma 2, lett. c) TUIR
Soglia di esenzione 1.000 € annui, 2.000 € con figli fiscalmente a carico 10 € al giorno elettronici, 4 € cartacei
Periodo di riferimento Annuale, cumulativo su tutti i fringe benefit Giornaliero e autonomo
Superamento soglia Imponibile l'intero importo erogato nell'anno Imponibile solo la parte eccedente
Integrazione a carico di chi lo usa Non ammessa Ammessa
Cumulabilità Fino a 258,23 € per singolo voucher cumulativo Fino a 8 buoni per utilizzo
Costo per l'azienda Deducibile integralmente (art. 95 TUIR) Deducibile integralmente, IVA 4% detraibile sugli elettronici

 

Un piano che li usa entrambi impone due contabilità con orizzonti diversi: una si azzera ogni sera, l'altra si accumula da gennaio a dicembre e si porta dietro l'auto in uso promiscuo, i rimborsi delle utenze, i prestiti agevolati. Il rischio non sta nel buono che si consegna ma in quello che è già stato consegnato.

La soglia è annuale e cumulativa, un euro può fa saltare tutto

Chi guida un'auto aziendale ha consumato buona parte del plafond prima ancora di ricevere il primo buono. Nel conto entrano i buoni spesa e carburante, il telefono a uso personale, i rimborsi di luce, gas e acqua, l'affitto o gli interessi del mutuo sulla prima casa, il valore convenzionale dell'auto in uso promiscuo.

Il valore da imputare è quello normale definito dall'articolo 9 del TUIR, che può coincidere con il prezzo scontato praticato dal fornitore in convenzione. Per i voucher la verifica guarda all'insieme dei beni e servizi di cui la persona ha fruito nello stesso periodo d'imposta, non al singolo titolo.

Le soglie di 1.000 e 2.000 euro valgono per il triennio 2025-2027, in deroga al limite ordinario di 258,23 euro fissato dall'articolo 51, comma 3. Le ha introdotte la Legge di Bilancio 2025 (legge 207/2024, articolo 1, commi 390-391) e la Legge di Bilancio 2026 le ha confermate senza modifiche.

L'accesso alla soglia più alta passa da una dichiarazione: chi ha figli fiscalmente a carico deve comunicarne il codice fiscale al datore di lavoro. In assenza di quella comunicazione si applica il limite di 1.000 euro, anche a chi avrebbe diritto al doppio. È il punto esatto in cui un'informazione non trasmessa vale mille euro.

La "trappola" meno visibile riguarda il premio di risultato. Chi converte il premio detassato in welfare sceglie tra due binari fiscali diversi: previdenza complementare, casse sanitarie e servizi di utilità sociale del comma 2 restano esenti senza limite di importo, i buoni acquisto rientrano nel comma 3. Convertiti in buoni, quegli euro tornano dentro il plafond di 1.000 o 2.000 e concorrono a saturarlo insieme a tutto il resto.

Sul calendario vale il principio di cassa allargato: i benefit del 2026 si possono assegnare fino al 12 gennaio 2027. Per i voucher conta il momento dell'assegnazione, non quello della spesa, come ha chiarito l'Agenzia delle Entrate con la circolare 5/E del 2018. Un buono consegnato a dicembre e speso a marzo pesa sull'anno della consegna.

Il limite che quasi nessuno cita: 258,23 euro per voucher

La cifra che circola in tutte le comunicazioni interne è 1.000. Quella con cui si costruiscono davvero i piani è 258,23. Il decreto interministeriale del 25 marzo 2016 stabilisce all'articolo 6 che i voucher non possono essere usati da persona diversa dal titolare, monetizzati o ceduti a terzi, e devono dare diritto a un solo bene o servizio per l'intero valore nominale, senza integrazioni di tasca propria. Il comma 2 apre l'unica deroga: un singolo documento può rappresentare una pluralità di beni del comma 3, a condizione che il valore complessivo resti entro 258,23 euro.

Un piano da 1.000 euro a persona in voucher cumulativi richiede quindi almeno quattro emissioni distinte, ciascuna con la propria data di assegnazione e la propria tracciatura. Serve un regolamento che lo preveda, un report che lo documenti, una comunicazione che lo renda leggibile a chi lo riceve. I primi due reggono la verifica fiscale. Il terzo decide se il piano viene usato.

Per l'azienda è costo del lavoro, per chi lavora è valore pieno

Mille euro lordi riconosciuti in busta paga arrivano decurtati di IRPEF, addizionali e contributi. Mille euro in buoni acquisto arrivano interi.
L'articolo 95, comma 1 del TUIR classifica i buoni tra le spese per prestazioni di lavoro dipendente, comprese quelle sostenute a titolo di liberalità: sono deducibili per intero dal reddito d'impresa. Entro soglia non generano contributi previdenziali e non concorrono al TFR.

Sul fronte IVA il trattamento dipende dalla natura del titolo: per i buoni monouso l'imposta è dovuta all'emissione, per i multiuso al momento del riscatto, secondo l'articolo 6-ter del DPR 633/1972.

Ad agosto 2026 il decreto legislativo 148/2026 ha semplificato il perimetro dei familiari. Quando una norma fiscale richiama genericamente i familiari indicati dall'articolo 12 del TUIR senza pretendere che siano fiscalmente a carico, il requisito della convivenza non si applica più. L'effetto è retroattivo al periodo d'imposta in corso al 20 dicembre 2025.

Da gennaio 2027 cambia il numero da citare. Il decreto legislativo 117/2026, in Gazzetta Ufficiale dal 3 luglio 2026, sostituisce il Testo Unico del 1986 con un corpus di 377 articoli applicabile dal 1° gennaio 2027. La disciplina dei buoni acquisto resta identica nella sostanza. Cambiano i riferimenti nei regolamenti, nelle informative e in ogni comunicazione che li cita.

FAQ - Domande frequenti sui buoni acquisto

Qual è la differenza tra buoni acquisto e buoni pasto?

I buoni pasto sostituiscono il servizio mensa e hanno una soglia giornaliera di 10 euro per gli elettronici e 4 euro per i cartacei, con tassazione della sola parte eccedente. I buoni acquisto sono compensi in natura con soglia annuale di 1.000 o 2.000 euro, e il superamento rende imponibile tutto l'importo ricevuto nell'anno.

I buoni acquisto si possono convertire in denaro?

No. Il decreto del 25 marzo 2016 vieta la monetizzazione, la cessione a terzi e l'uso da parte di persona diversa dal titolare. Il buono non si può nemmeno integrare di tasca propria per acquistare qualcosa di valore superiore. È il confine che separa un benefit da una somma di denaro.

Cosa succede se supero la soglia di 1.000 euro?

Diventa imponibile l'intero valore dei fringe benefit ricevuti nell'anno, ai fini fiscali e contributivi. Con 1.200 euro erogati si tassano 1.200 euro, non i 200 in eccesso. Il recupero avviene in sede di conguaglio, sulla busta paga di dicembre o di gennaio.

I buoni acquisto hanno una scadenza?

La data di scadenza la fissa la società emittente nelle condizioni del titolo e cambia da emittente a emittente. Sul piano fiscale conta un'altra data: quella di assegnazione, che determina l'anno d'imposta di imputazione. Un buono consegnato a dicembre e speso l'anno successivo resta imputato all'anno della consegna.

I buoni acquisto sono deducibili per l'azienda?

Sì, integralmente. L'articolo 95 del TUIR li considera spese per prestazioni di lavoro dipendente, deducibili dal reddito d'impresa anche quando l'erogazione avviene a titolo di liberalità. Entro soglia l'azienda non versa contributi previdenziali sul valore riconosciuto.