Buoni acquisto, come funzionano: tutto quello che serve sapere
Buoni acquisto e buoni pasto seguono due logiche fiscali opposte
Condividono il nome e quasi nient'altro. Il buono pasto misura il diritto su base giornaliera e tassa solo quello che eccede. Il buono acquisto misura su base annua, dentro un plafond che raccoglie ogni altro compenso in natura ricevuto nello stesso periodo d'imposta.
Un piano che li usa entrambi impone due contabilità con orizzonti diversi: una si azzera ogni sera, l'altra si accumula da gennaio a dicembre e si porta dietro l'auto in uso promiscuo, i rimborsi delle utenze, i prestiti agevolati. Il rischio non sta nel buono che si consegna ma in quello che è già stato consegnato.
La soglia è annuale e cumulativa, un euro può fa saltare tutto
Chi guida un'auto aziendale ha consumato buona parte del plafond prima ancora di ricevere il primo buono. Nel conto entrano i buoni spesa e carburante, il telefono a uso personale, i rimborsi di luce, gas e acqua, l'affitto o gli interessi del mutuo sulla prima casa, il valore convenzionale dell'auto in uso promiscuo.
Il valore da imputare è quello normale definito dall'articolo 9 del TUIR, che può coincidere con il prezzo scontato praticato dal fornitore in convenzione. Per i voucher la verifica guarda all'insieme dei beni e servizi di cui la persona ha fruito nello stesso periodo d'imposta, non al singolo titolo.
Le soglie di 1.000 e 2.000 euro valgono per il triennio 2025-2027, in deroga al limite ordinario di 258,23 euro fissato dall'articolo 51, comma 3. Le ha introdotte la Legge di Bilancio 2025 (legge 207/2024, articolo 1, commi 390-391) e la Legge di Bilancio 2026 le ha confermate senza modifiche.
L'accesso alla soglia più alta passa da una dichiarazione: chi ha figli fiscalmente a carico deve comunicarne il codice fiscale al datore di lavoro. In assenza di quella comunicazione si applica il limite di 1.000 euro, anche a chi avrebbe diritto al doppio. È il punto esatto in cui un'informazione non trasmessa vale mille euro.
La "trappola" meno visibile riguarda il premio di risultato. Chi converte il premio detassato in welfare sceglie tra due binari fiscali diversi: previdenza complementare, casse sanitarie e servizi di utilità sociale del comma 2 restano esenti senza limite di importo, i buoni acquisto rientrano nel comma 3. Convertiti in buoni, quegli euro tornano dentro il plafond di 1.000 o 2.000 e concorrono a saturarlo insieme a tutto il resto.
Sul calendario vale il principio di cassa allargato: i benefit del 2026 si possono assegnare fino al 12 gennaio 2027. Per i voucher conta il momento dell'assegnazione, non quello della spesa, come ha chiarito l'Agenzia delle Entrate con la circolare 5/E del 2018. Un buono consegnato a dicembre e speso a marzo pesa sull'anno della consegna.
Il limite che quasi nessuno cita: 258,23 euro per voucher
La cifra che circola in tutte le comunicazioni interne è 1.000. Quella con cui si costruiscono davvero i piani è 258,23. Il decreto interministeriale del 25 marzo 2016 stabilisce all'articolo 6 che i voucher non possono essere usati da persona diversa dal titolare, monetizzati o ceduti a terzi, e devono dare diritto a un solo bene o servizio per l'intero valore nominale, senza integrazioni di tasca propria. Il comma 2 apre l'unica deroga: un singolo documento può rappresentare una pluralità di beni del comma 3, a condizione che il valore complessivo resti entro 258,23 euro.
Un piano da 1.000 euro a persona in voucher cumulativi richiede quindi almeno quattro emissioni distinte, ciascuna con la propria data di assegnazione e la propria tracciatura. Serve un regolamento che lo preveda, un report che lo documenti, una comunicazione che lo renda leggibile a chi lo riceve. I primi due reggono la verifica fiscale. Il terzo decide se il piano viene usato.
Per l'azienda è costo del lavoro, per chi lavora è valore pieno
Mille euro lordi riconosciuti in busta paga arrivano decurtati di IRPEF, addizionali e contributi. Mille euro in buoni acquisto arrivano interi.
L'articolo 95, comma 1 del TUIR classifica i buoni tra le spese per prestazioni di lavoro dipendente, comprese quelle sostenute a titolo di liberalità: sono deducibili per intero dal reddito d'impresa. Entro soglia non generano contributi previdenziali e non concorrono al TFR.
Sul fronte IVA il trattamento dipende dalla natura del titolo: per i buoni monouso l'imposta è dovuta all'emissione, per i multiuso al momento del riscatto, secondo l'articolo 6-ter del DPR 633/1972.
Ad agosto 2026 il decreto legislativo 148/2026 ha semplificato il perimetro dei familiari. Quando una norma fiscale richiama genericamente i familiari indicati dall'articolo 12 del TUIR senza pretendere che siano fiscalmente a carico, il requisito della convivenza non si applica più. L'effetto è retroattivo al periodo d'imposta in corso al 20 dicembre 2025.
Da gennaio 2027 cambia il numero da citare. Il decreto legislativo 117/2026, in Gazzetta Ufficiale dal 3 luglio 2026, sostituisce il Testo Unico del 1986 con un corpus di 377 articoli applicabile dal 1° gennaio 2027. La disciplina dei buoni acquisto resta identica nella sostanza. Cambiano i riferimenti nei regolamenti, nelle informative e in ogni comunicazione che li cita.