Giovedì 29 ottobre · ore 11:00 - Online
⏱ 45 minuti
Welfare nella Pubblica Amministrazione: da dove si parte? Q&A con il Legal di Epassi.
Su quali basi un ente può attivare un piano welfare? Cosa dicono il CCNL e la contrattazione integrativa, e dove finisce il loro perimetro? Come si costruisce un capitolato che regga, senza riscrivere tutto tre mesi dopo?
Il 29 ottobre affrontiamo i nodi legali che rallentano o bloccano i piani welfare nelle PA, e come scioglierli.
Il format è semplice: una domanda, una risposta. Con spazio per i quesiti del pubblico.
Giovedì 29 ottobre - ore 11:00 | Webinar live
Riservato a HR e Responsabili Welfare di Pubbliche Amministrazioni ed Enti Pubblici - Posti limitati
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Le vostre domande. Le nostre risposte
Durante i webinar sul welfare nella PA raccogliamo le domande degli HR e dei Responsabili Welfare degli enti partecipanti e rispondiamo in diretta. Qui trovate quelle che tornano più spesso, aggiornate dopo ogni appuntamento.
Un ente pubblico può davvero attivare un piano welfare per i propri dipendenti?
Sì. La normativa oggi lo consente chiaramente. La base è il Testo Unico delle Imposte sui Redditi - articolo 51, commi 2 e 3 - che si applica sia ai dipendenti privati che pubblici. Ogni ente attinge alle proprie fonti di retribuzione accessoria per finanziare il piano: il nome cambia a seconda del comparto (fondo risorse decentrate, fondo premialità e condizioni di lavoro), il meccanismo no.
È possibile convertire il premio di risultato in credito welfare, come avviene nel privato?
Per le pubbliche amministrazioni in senso stretto no: non esiste un premio di risultato collettivo equiparabile a quello del settore privato. Esiste però la possibilità che l'ente preveda, tramite contrattazione sindacale, che una quota della retribuzione accessoria sia erogata in benefit welfare. Per le società a partecipazione pubblica va valutato caso per caso: alcune hanno già applicato la conversione tramite accordo sindacale di secondo livello.
Qual è la differenza tra fringe benefit e credito welfare? Perché conviene optare per il secondo?
Il fringe benefit è una soglia fiscale annua - nel 2026 1.000 euro per chi non ha figli a carico, 2.000 per chi li ha - entro cui determinati benefit non sono tassati. Il credito welfare è più ampio: consente rimborsi su istruzione, salute, tempo libero, assistenza familiare, viaggi. A parità di investimento da parte dell'ente, offre molte più opportunità concrete ai dipendenti.
È possibile destinare il welfare solo ad alcune categorie di dipendenti?
Sì, con criteri oggettivi e riconoscibili: anzianità minima, tipo di contratto, fascia ISEE, inquadramento. Le sottoregole sono ammesse purché la categoria sia identificabile in modo oggettivo. Nella PA la tendenza prevalente è assegnare un importo uguale per tutta la popolazione.