Fringe benefit entro fine anno: i principali fornitori e come partire in tempi rapidi
In Italia i fornitori di fringe benefit si dividono in quattro famiglie: emettitori di buoni acquisto multi-brand, piattaforme welfare che includono i buoni, marketplace di gift card e carte prepagate dedicate ai benefit. Se devi erogare entro fine anno, il criterio che pesa di più è la velocità: buoni digitali, onboarding che si chiude in pochi giorni e un fornitore che ti aiuta anche con la parte amministrativa. Hai un piccolo margine in più: per il principio di cassa allargato, i fringe benefit del 2026 assegnati entro il 12 gennaio 2027 contano ancora sul 2026.
Prima di confrontare i fornitori, però, serve un passaggio che molte aziende saltano sotto scadenza: capire quanto puoi dare, a chi e in che forma. È da lì che dipende quale strumento ti serve davvero.
Ecco cosa troverai in questa guida:
- Quanto puoi erogare in fringe benefit nel 2026 e chi ne ha diritto?
- Quali sono i principali fornitori di fringe benefit in Italia?
- Quanto tempo serve per far arrivare i buoni ai dipendenti prima del 31 dicembre?
- Quanto costa affidarsi a un fornitore di fringe benefit?
- Quali adempimenti servono: regolamento, dichiarazioni dei dipendenti e busta paga
- Come scegli il fornitore di fringe benefit più adatto alla tua azienda?
- Fringe benefit a fine anno: da dove partire adesso
- Domande frequenti
Quanto puoi erogare in fringe benefit nel 2026 e chi ne ha diritto?
Nel 2026 un'azienda italiana può riconoscere a ciascun dipendente fringe benefit fino a 1.000 euro esenti da tasse e contributi, che salgono a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Le soglie sono state introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 per il triennio 2025-2027, in deroga al limite ordinario di 258,23 euro previsto dall'articolo 51 del TUIR, e la Legge di Bilancio 2026 non le ha modificate.
Dentro la soglia rientrano più voci, che si sommano tra loro:
- beni e servizi ceduti al dipendente, compresi i buoni carburante e i buoni acquisto, che funzionano come documenti di legittimazione
- rimborsi delle utenze domestiche (acqua, luce, gas)
- rimborsi dell'affitto o degli interessi sul mutuo dell'abitazione principale
Per la soglia da 2.000 euro conta la definizione fiscale di figlio a carico (articolo 12 del TUIR). Secondo la circolare 5/E/2025 dell'Agenzia delle Entrate, il requisito c'è anche quando il figlio è ripartito con l'altro genitore o quando il dipendente percepisce l'assegno unico al posto della detrazione.
Un punto da non sottovalutare: la soglia funziona "a ghigliottina". Se il totale dei fringe benefit dell'anno la supera anche di un euro, diventa imponibile l'intero importo, non solo l'eccedenza.
| Situazione del dipendente | Cosa serve |
| Senza figli fiscalmente a caricoSoglia di esenzione1.000 € | Nessuna dichiarazione specifica |
| Con figli fiscalmente a caricoSoglia di esenzione2.000 € | Dichiarazione al datore di lavoro con il codice fiscale dei figli |
| Regime ordinario (dal 2028, salvo proroghe)Soglia di esenzione258,23 € | Nessuna |
| Se la soglia viene superata: tutto l'importo dell'anno diventa imponibile. | |
(I fringe benefit seguono regole diverse dai servizi welfare previsti dall'articolo 51, comma 2, del TUIR, come il rimborso delle spese scolastiche o l'assistenza ai familiari, che non hanno un tetto annuo. Se ti interessa capire dove passa il confine, è un tema che conviene chiarire prima di scegliere lo strumento.)
Quali sono i principali fornitori di fringe benefit in Italia?
Il mercato italiano dei fringe benefit si organizza in quattro categorie di fornitori, che si distinguono per tipo di prodotto, ampiezza dell'offerta e livello di servizio all'azienda. Confrontarli per categoria è più utile di un elenco di nomi, perché ti dice subito quale formato è compatibile con i tuoi tempi e con i tuoi dipendenti.
| Emettitori di buoni acquisto multi-brand |
| Che cosa offreBuoni cartacei o digitali spendibili in una rete di insegne convenzionate |
| Quando convieneSe ti serve un solo prodotto, semplice, da distribuire una tantum |
| Limiti da considerareSpesso coprono solo i buoni: utenze, affitto e welfare vanno gestiti a parte |
| Piattaforme welfare con buoni acquisto |
| Che cosa offrePortale e app in cui i dipendenti ricevono un credito e scelgono buoni, rimborsi e servizi welfare |
| Quando convieneSe vuoi gestire nello stesso posto fringe benefit, rimborsi bollette e piano welfare |
| Limiti da considerareL'onboarding dipende da quanto è strutturato il fornitore |
| Marketplace di gift card |
| Che cosa offreCatalogo di gift card dei singoli brand, acquistabili in blocco |
| Quando convieneSe vuoi lasciare ai dipendenti la scelta tra molti marchi |
| Limiti da considerareIl valore è vincolato al singolo brand scelto; i servizi amministrativi sono limitati |
| Carte prepagate per benefit |
| Che cosa offreCarta fisica o virtuale caricata dall'azienda e spendibile sui circuiti di pagamento |
| Quando convieneSe cerchi la massima spendibilità nei negozi fisici |
| Limiti da considerareVa verificato come la carta distingue le spese ammesse da quelle che non lo sono |
Epassi Italia rientra nella seconda categoria. È la nuova identità di Eudaimon, che dal 2002 si occupa di welfare aziendale in Italia, e fa parte del gruppo europeo Epassi. Con i buoni acquisto digitali Epassi il credito arriva ai dipendenti nell'app e sul portale, senza carta e senza IBAN, e si spende presso migliaia di brand online e in negozio, tra cui Amazon, Coop, Conad, Esselunga, IP, Zalando, IKEA, MediaWorld e Decathlon. Nella stessa piattaforma l'azienda può gestire anche gli altri strumenti del piano.
Quanto tempo serve per far arrivare i buoni ai dipendenti prima del 31 dicembre?
Con un fornitore di buoni digitali, dalla firma del contratto all'arrivo del credito ai dipendenti possono bastare pochi giorni; con buoni cartacei o carte fisiche servono anche i tempi di stampa e spedizione. Per questo, a fine anno, il formato digitale è quasi sempre la scelta più sicura.
I passaggi che determinano i tempi sono quasi sempre gli stessi:
- richiesta del preventivo e firma del contratto
- caricamento dell'anagrafica dei dipendenti e definizione dell'importo per persona
- pagamento dell'ordine, spesso anticipato rispetto all'emissione
- emissione e consegna dei buoni, digitale (immediata o quasi) o fisica (con i tempi di logistica)
Ecco come si presenta una tabella di marcia ragionevole, partendo dalla scadenza e andando a ritroso:
| Quando | Cosa fare |
| Entro fine novembre | Definire importi, destinatari e strumento; avviare il confronto tra fornitori |
| Prima metà di dicembre | Firmare il contratto, approvare il regolamento, raccogliere le dichiarazioni sui figli a carico |
| Seconda metà di dicembre | Caricare l'anagrafica, pagare l'ordine, emettere i buoni digitali |
| Entro il 12 gennaio 2027 | Ultima data utile perché i benefit assegnati contino sul periodo d'imposta 2026 (principio di cassa allargato) |
Attenzione all'ultima riga. Il 12 gennaio è un margine di sicurezza, non una strategia. Molti fornitori fissano scadenze d'ordine interne a dicembre per gestire i picchi di fine anno, quindi conviene chiedere subito la data limite.
Epassi dichiara un preventivo entro 24 ore dalla richiesta e un'attivazione in pochi giorni, in tre passi: l'azienda carica la lista dei dipendenti una sola volta, definisce il plafond per persona e i dipendenti ricevono il credito e scelgono dove spenderlo.
Quanto costa affidarsi a un fornitore di fringe benefit?
Il costo di un fornitore di fringe benefit dipende dal modello di prezzo, dall'importo complessivo dell'ordine e dai servizi inclusi e in genere si compone di una o più di queste voci: commissione sul valore erogato, fee di piattaforma o di attivazione, costi di spedizione per i formati fisici. Alcuni emettitori applicano invece uno sconto sul valore nominale, perché il loro margine arriva dalle commissioni pagate dagli esercenti.
Quando chiedi un preventivo, controlla almeno questi punti:
- modello di prezzo: percentuale sul valore, canone fisso o combinazione dei due
- ordine minimo, per importo complessivo o numero di dipendenti
- modalità di pagamento: quasi sempre anticipato rispetto all'emissione dei buoni, un dettaglio che a dicembre incide sui tempi
- costi accessori: spedizione, personalizzazione, riemissione di buoni persi o scaduti
Il confronto da fare, però, non è solo tra fornitori. È tra fringe benefit e aumento in busta paga. Erogare 250 euro in buoni a 50 dipendenti costa all'azienda 12.500 euro, contro i 16.875 euro necessari per dare lo stesso importo in busta paga, con un risparmio di 4.375 euro; ogni dipendente, dal canto suo, riceve 80,48 euro netti in più rispetto all'equivalente in retribuzione.
Funziona. Ma non è l'unico motivo per farlo.
Un benefit scelto bene è anche un segnale di attenzione alle persone e i dipendenti lo percepiscono come tale.

Quali adempimenti servono: regolamento, dichiarazioni dei dipendenti e busta paga
Per erogare i fringe benefit in modo corretto servono quattro passaggi: un atto aziendale che li disciplini, l'informativa alle rappresentanze sindacali dove presenti, la raccolta delle dichiarazioni sui figli a carico e la corretta gestione nel cedolino e nella Certificazione Unica.
- Atto o regolamento aziendale. Definisce destinatari, importi, strumenti e tempi di erogazione. Un regolamento scritto rende tutto più trasparente per le persone e più facile da documentare in caso di verifica.
- Informativa alle RSU. La norma sulle soglie maggiorate prevede che il datore di lavoro informi le rappresentanze sindacali unitarie, se presenti in azienda.
- Dichiarazione sui figli a carico. Per applicare la soglia da 2.000 euro il dipendente deve comunicare al datore di lavoro il codice fiscale dei figli. La dichiarazione vale per tutto l'anno.
- Gestione in busta paga. Come per gli altri strumenti del welfare aziendale in busta paga, i benefit vanno indicati nel cedolino del mese di erogazione e nella Certificazione Unica. In fase di conguaglio, il consulente del lavoro verifica che il totale dell'anno, comprese eventuali altre voci già erogate, resti sotto la soglia.
Quest'ultimo punto è quello che crea più problemi a fine anno. Prima di decidere l'importo dei buoni, verifica cosa hai già erogato come fringe benefit nel 2026: auto aziendale a uso promiscuo, rimborsi bollette, altri buoni. Si sommano tutti.
Un fornitore strutturato accorcia i tempi anche qui: fornisce report di utilizzo e assegnazione utili al payroll e, nel caso delle piattaforme welfare, raccoglie le scelte dei dipendenti in un unico posto.
Come scegli il fornitore di fringe benefit più adatto alla tua azienda?
Il fornitore giusto è quello che rispetta i tuoi tempi, offre buoni che i dipendenti useranno davvero e regge la dimensione della tua azienda senza aggiungere lavoro all'HR. Il prezzo conta, ma un buono poco spendibile ha un costo nascosto: il valore percepito crolla e l'investimento rende meno.
| CriterioDomanda da fare al fornitore | Perché conta |
| Tempi di attivazioneQual è l'ultima data utile per ordinare e in quanti giorni arriva il credito? | Determina se riesci a rispettare la scadenza di fine anno |
| Rete di spendibilitàQuanti e quali brand accettano i buoni, online e in negozio? | Più ampia è la rete, più alto è il valore percepito |
| FormatoI buoni sono digitali, cartacei o su carta? | Il digitale elimina i tempi di logistica |
| Scadenza e frazionabilitàPer quanto tempo vale il credito e si può spendere in più volte? | Evita credito residuo non utilizzato |
| Ampiezza dell'offertaSi possono gestire anche rimborsi bollette, affitto e welfare? | Una piattaforma unica riduce errori nel calcolo della soglia |
| ScalabilitàCome gestite aziende con più sedi o con migliaia di dipendenti? | Il processo deve reggere la crescita senza lavoro manuale |
| AssistenzaChi risponde ai dipendenti e all'HR, e in quanto tempo? | A dicembre i dubbi si concentrano tutti nelle stesse settimane |
| Solidità e sicurezzaDa quanti anni operate e quali certificazioni avete? | Stai affidando dati personali e denaro aziendale |
Applicando questi criteri, Epassi si presenta così: oltre 20 anni di esperienza nel welfare aziendale in Italia (come Eudaimon, dal 2002), più di 3.000 aziende clienti, un 94% di budget welfare effettivamente utilizzato dai dipendenti, la certificazione ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni e l'appartenenza a un gruppo europeo che serve oltre 50.000 datori di lavoro. Il credito dei buoni acquisto vale 12 mesi e, se un dipendente non trova un negozio, può segnalarlo per chiederne il convenzionamento.
In sintesi: se hai poco tempo e pochi dipendenti, punta su buoni digitali con una rete ampia; se hai già un piano welfare o vuoi gestire anche rimborsi e utenze, scegli una piattaforma che tenga tutto insieme.
Fringe benefit a fine anno: da dove partire adesso
Se devi erogare i fringe benefit entro il 31 dicembre, l'ordine giusto è questo: prima verifichi quanto hai già erogato e quanto puoi ancora dare, poi scegli il formato, infine il fornitore. Invertire i passaggi è il modo più rapido per ritrovarsi a metà dicembre con un contratto firmato e un importo che sfora la soglia.
Tre mosse per questa settimana:
- chiedi al consulente del lavoro il totale dei fringe benefit già erogati nel 2026, dipendente per dipendente
- raccogli le dichiarazioni sui figli a carico, così sai chi può arrivare a 2.000 euro
- chiedi due o tre preventivi indicando subito numero di persone, importo e data entro cui il credito deve arrivare
Una riflessione, però, va oltre la scadenza. I buoni di fine anno risolvono un'urgenza, e lo fanno bene. Ma l'anno prossimo le soglie saranno le stesse e il calendario pure (sì, dicembre arriverà di nuovo). Le aziende che pianificano i fringe benefit a inizio anno, magari dentro un piano di welfare più ampio, spendono meno tempo, sbagliano meno e trasformano un adempimento in un gesto che le persone ricordano. È lì che il benefit smette di essere una voce di costo e diventa valore.
Posso dare i fringe benefit solo ad alcuni dipendenti?
Sì, i fringe benefit possono essere riconosciuti anche a singoli dipendenti o a una parte dell'organico. A differenza dei servizi welfare dell'articolo 51, comma 2, del TUIR, non è richiesta l'erogazione a categorie omogenee. Conviene comunque definire criteri chiari in un regolamento, per evitare percezioni di disparità.
I fringe benefit esenti spettano anche ad amministratori e collaboratori?
Le soglie di 1.000 e 2.000 euro si applicano ai redditi di lavoro dipendente e, in linea generale, anche ai redditi assimilati, come quelli di amministratori e collaboratori coordinati e continuativi. Prima di includerli nel piano è bene confrontarsi con il consulente del lavoro, perché il trattamento contributivo può cambiare in base all'inquadramento.
Se il dipendente non spende il buono entro la scadenza, l'azienda perde l'esenzione?
No. Ai fini fiscali conta il momento in cui il buono viene assegnato al dipendente, non quello in cui viene speso. Il credito non utilizzato entro la validità segue le condizioni del fornitore, quindi è utile verificarle in fase di contratto.
Il buono pasto rientra nel tetto dei fringe benefit?
No. I buoni pasto hanno una disciplina autonoma, con un limite giornaliero di esenzione (10 euro per quelli elettronici, 4 euro per quelli cartacei) e non si sommano alla soglia annua dei fringe benefit. Un'azienda può quindi erogare entrambi.
Posso erogare i fringe benefit a un dipendente che ha cambiato azienda durante l'anno?
La soglia è personale e vale per il periodo d'imposta, quindi si somma anche ai benefit ricevuti da altri datori di lavoro nello stesso anno. Se il dipendente è stato assunto nel 2026, conviene chiedergli una dichiarazione sui fringe benefit già ricevuti dal precedente datore di lavoro.
Che cosa succede se scopro dopo il conguaglio che la soglia è stata superata?
Se il superamento emerge dopo le operazioni di conguaglio, l'intero importo dei fringe benefit diventa reddito imponibile del dipendente. Il datore di lavoro deve recuperare imposte e contributi, anche nei mesi successivi o con la dichiarazione dei redditi del lavoratore. Per questo il controllo va fatto prima di emettere i buoni.