Buoni pasto elettronici 2026: come scegliere il fornitore giusto per una PMI
Per scegliere un fornitore di buoni pasto elettronici nel 2026, una PMI deve confrontare quattro caratteristiche: il formato (card fisica, card virtuale o solo app), la rete di esercenti vicino alle sedi e ai dipendenti, i tempi di attivazione e quello che il fornitore offre oltre al buono pasto. Il nome conta meno di quanto sembri. Conta quanto il servizio semplifica la vita a chi usa i buoni e a chi li gestisce, che in una piccola azienda spesso è il titolare stesso.
Il 2026 è un buon anno per decidere. La quota esente dei buoni pasto elettronici è salita a 10 euro al giorno e, da settembre 2025, un tetto alle commissioni pagate dagli esercenti ha cambiato gli equilibri del mercato. Qui sotto trovate il quadro completo.
Indice dei contenuti:
- Come si distinguono i fornitori di buoni pasto elettronici nel 2026
- Le regole 2026 sui buoni pasto che una PMI deve conoscere
- Quanto costano i buoni pasto a una PMI e quanto valgono per chi li riceve
- Card o app: come scegliere guardando alle persone
- Buoni pasto e poi? Il primo passo verso il welfare aziendale
- Le domande da fare a un fornitore di buoni pasto prima di firmare
- Domande frequenti sui buoni pasto elettronici
Come si distinguono i fornitori di buoni pasto elettronici nel 2026
Il mercato italiano conta diversi emettitori di buoni pasto, alcuni presenti da decenni, altri arrivati di recente. Sulla parte fiscale offrono tutti la stessa cosa, perché la decide la legge. Le differenze vere stanno altrove: nel formato, nella rete, nella gestione e nell'ecosistema di benefit che c'è intorno. Ecco le caratteristiche da mettere a confronto.
| Caratteristica | Cosa si trova sul mercato | Cosa guardare |
|---|---|---|
| Formato | Buoni cartacei, card fisiche ricaricabili, card virtuali con app, buoni solo in app | Cosa serve al dipendente per pagare (card, PIN, app) e cosa succede se la card si perde |
| Rete di esercenti | Da qualche decina di migliaia a diverse centinaia di migliaia di locali dichiarati; alcune reti includono delivery ed e-commerce | Quali supermercati e ristoranti ci sono vicino alle sedi e alle case dei dipendenti |
| Attivazione | Da 24-48 ore per i formati digitali a qualche giorno per le card da spedire | Tempi reali dalla firma al primo utilizzo, minimi d'ordine |
| Gestione lato azienda | Portali con caricamento dei dipendenti, ordini mensili, report | Dashboard in tempo reale, autonomia nell'assegnare i buoni, report per il consulente del lavoro |
| Oltre il buono pasto | Da fornitori di solo buono pasto a piattaforme con buoni acquisto, fringe benefit e welfare | Se servirà aggiungere altri benefit: stesso contratto e stessa app, o un altro fornitore? |
Oggi, sul mercato convivono tre profili:
- gli operatori storici, con reti molto estese e più formati, cartaceo compreso
- i fornitori nati digitali, con buoni solo in app e attivazioni rapide
- le piattaforme di welfare che includono il buono pasto come uno dei moduli, accanto a fringe benefit e servizi per le persone
Non c'è un profilo migliore in assoluto: c'è quello più adatto all’azienda, oggi e tra due anni.
Un consiglio pratico. I numeri delle reti sono dichiarati dai fornitori su scala nazionale: servono a orientarsi, non a decidere. Contano solo gli esercenti vicino a dove lavorano e vivono le vostre persone (e questo nessun numero nazionale lo dice).
Tra le piattaforme di welfare che includono il buono pasto c'è anche Epassi (già Eudaimon, oltre 20 anni nel welfare aziendale italiano). I buoni pasto Epassi sono solo digitali, nell'app: niente card, PIN o dati bancari. Si attivano in pochi giorni e si spendono nella grande distribuzione (Esselunga, Coop, Conad, Despar, MD, Penny) e nella ristorazione. La differenza sta in quello che c'è intorno: i buoni pasto Epassi fanno parte di una piattaforma welfare completa che cresce insieme a te. Welfare e fringe benefit infatti si aggiungono sulla stessa piattaforma, con lo stesso contratto.

Le regole 2026 sui buoni pasto che una PMI deve conoscere
La Legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 14) ha alzato da 8 a 10 euro al giorno la quota esente dei buoni pasto elettronici, dal 1° gennaio 2026. Quella dei cartacei è rimasta a 4 euro. Fino a queste soglie il buono non è reddito per il dipendente: niente IRPEF, niente contributi.
Tre punti che generano dubbi più spesso di quanto dovrebbero.
- Un buono per giornata lavorata. Il buono sostituisce la mensa: spetta per i giorni effettivamente lavorati, anche part-time, secondo quanto previsto dal contratto o dal regolamento aziendale. Le regole d'uso (cumulo fino a 8 buoni, spendibilità) vengono dal DM 122/2017.
- Smart working. L'Agenzia delle Entrate (risposta n. 123 del 22 febbraio 2021) ha chiarito che l'esenzione vale anche per chi lavora da remoto. Non è un obbligo: è l'azienda a decidere, meglio se per iscritto in un regolamento o in un accordo.
- Tetto alle commissioni. La legge annuale sulla concorrenza (L. 193/2024) ha fissato al 5% del valore del buono la commissione massima che gli emettitori possono chiedere agli esercenti. Per i nuovi accordi vale dal 18 dicembre 2024, per tutti dal 1° settembre 2025.
Il tetto protegge bar, ristoranti e supermercati, ma il margine che gli emettitori perdono da quel lato tende a spostarsi sul prezzo chiesto alle aziende. In fase di preventivo conviene chiedere esplicitamente come è cambiata la proposta dopo settembre 2025.
Quanto costano i buoni pasto a una PMI e quanto valgono per chi li riceve
I listini dei fornitori di buoni pasto non sono pubblici e non è un caso: il prezzo si costruisce su misura. Quello che si può fare è capire da cosa dipende, così da confrontare preventivi davvero confrontabili.
- Sconto o sovrapprezzo sul valore facciale. È la voce principale: per molti anni gli emettitori hanno offerto i buoni alle aziende a meno del loro valore. Con il tetto del 5% questo spazio si è ridotto.
- Costi di emissione e gestione. Card fisiche da produrre e spedire, ricariche, eventuali canoni di piattaforma. Con i formati solo app alcune di queste voci spariscono.
- Volumi e durata. Numero di dipendenti, valore del buono, durata del contratto.
- Servizi accessori. Supporto alla stesura del regolamento, report per l'amministrazione, integrazione con il gestionale paghe.
Sul lato fiscale, per l'azienda il costo dei buoni pasto è deducibile e l'IVA (al 4%) è detraibile.
Ora il punto di vista di chi li riceve: un buono da 10 euro per 20 giorni lavorati sono 200 euro netti al mese, senza trattenute. Per far arrivare la stessa cifra netta in busta paga, l'azienda dovrebbe sostenere un costo molto più alto, perché su un aumento di stipendio pesano contributi e IRPEF. Ne parliamo più in dettaglio nella guida su come funziona il welfare aziendale in busta paga.
Non fare però dei buoni pasto solo una questione di risparmio. Funzionano perché le persone li usano davvero, ogni settimana, per qualcosa che comprerebbero comunque. È un valore che si sente.

Card o app: come scegliere guardando alle persone
Fino a qualche anno fa la domanda non si poneva: il buono pasto era un blocchetto di carta, poi una card. Oggi i formati sono tre e la scelta incide sulla vita quotidiana dei dipendenti più di quanto sembri in fase di acquisto.
| Card fisica | Card virtuale + app | Solo app | |
|---|---|---|---|
| Attivazione | Produzione e spedizione | Rapida, con app | Rapida, basta l'app |
| Rischio smarrimento | Card da bloccare e sostituire | Ridotto | Legato al telefono |
| Cosa serve al dipendente | Card ed eventuale PIN | App ed eventuale card | Solo lo smartphone |
| Per chi è adatto | Chi non usa volentieri lo smartphone | La maggior parte delle aziende | Team digitali, anche in smart working |
Poi c'è la rete. Fai una prova semplice: prendi gli indirizzi delle sedi e dei dipendenti e chiedi a ogni fornitore quali supermercati e ristoranti accettano i suoi buoni in quelle zone. Una rete di centinaia di migliaia di locali non serve a niente se il supermercato sotto casa dei dipendenti non c'è.
Infine la gestione. In una PMI di 30 persone spesso se ne occupa il titolare o l'amministrazione tra una scadenza e l'altra. Chiedi come si caricano i dipendenti, come si assegnano i buoni ogni mese, se l'utilizzo si vede in tempo reale e se i report sono pronti per il consulente del lavoro.
I buoni pasto Epassi sono solo in app: la lista dei dipendenti si carica una volta, i crediti si assegnano mese per mese in autonomia e l'utilizzo si vede in tempo reale. Per le persone, nessuna card da attivare o da dimenticare a casa.
Buoni pasto e poi? Il primo passo verso il welfare aziendale
Per molte PMI il buono pasto è il primo benefit. Ha senso: è semplice, si capisce subito, si usa tutti i giorni. Ma copre una cosa sola, il pranzo e la spesa alimentare. Per il resto (la famiglia, la salute, le bollette, la scuola dei figli) esistono altri strumenti e nel 2026 sono più convenienti di qualche anno fa.
| Buoni pasto elettronici | Fringe benefit (buoni acquisto) | Welfare aziendale | |
|---|---|---|---|
| Soglia 2026 | 10 euro al giorno | 1.000 euro l'anno, 2.000 con figli a carico | Limiti specifici per tipo di servizio (art. 51 TUIR) |
| Se si supera | Tassata solo l'eccedenza | Tassato l'intero importo | Dipende dal servizio |
| Uso tipico | Pranzo e spesa alimentare | Spesa, carburante, shopping, bollette | Famiglia, salute, istruzione, previdenza |
| Chi decide come usarlo | Il dipendente, nei giorni lavorati | Il dipendente, entro l'anno | Il dipendente, sul piano aziendale |
Due novità da tenere presenti. Le soglie dei fringe benefit a 1.000 e 2.000 euro valgono per il triennio 2025-2027. E per il 2026 e il 2027 il premio di risultato è tassato all'1% fino a 5.000 euro, ed è ancora convertibile in welfare senza alcuna imposta. Per approfondire le differenze tra buoni acquisto e buoni pasto c'è la nostra guida sui buoni acquisto; per il lato fiscale del welfare, l'articolo sulla deducibilità del welfare aziendale.
Il vero tema, per una PMI, non è aggiungere strumenti senza moltiplicare i fornitori. Tre benefit con tre contratti, tre app e tre interlocutori diversi sono esattamente la complessità che si voleva evitare. Funziona meglio un percorso: si parte da un benefit, si aggiunge il resto quando l'azienda è pronta, sulla stessa piattaforma che le persone conoscono già. È anche il modo più semplice per lavorare sulla employee retention senza trasformarla in un progetto.
Su questo Epassi lavora da oltre vent'anni, con la piattaforma welfare usata da aziende come Lamborghini, Campari Group, Credem, Calzedonia e Terna, e con l'Osservatorio Censis-Eudaimon sul welfare aziendale (i dati sono raccolti nella sezione insight e report).
Con Epassi i buoni pasto sono il primo modulo: welfare, fringe benefit e buoni acquisto su migliaia di brand si aggiungono quando volete, stesso contratto e stessa app.

Prima di firmare: 8 domande da fare al fornitore di buoni pasto
Su un preventivo di buoni pasto il prezzo è la voce che si guarda per prima, ma raramente è quella che fa la differenza. La fanno la rete vicino ai vostri dipendenti, il tempo che serve per partire e la fatica che ti resta da gestire ogni mese. Prima di firmare, fai a ogni fornitore queste otto domande: le risposte dicono molto più di uno sconto sul valore facciale.
01 · Rete
Quali supermercati e ristoranti accettano i buoni vicino alle nostre sedi e ai nostri dipendenti?
02 · Formato
Card fisica, virtuale o solo app? Cosa serve al dipendente per usarli?
03 · Tempi
In quanti giorni, dalla firma, i dipendenti possono usare i buoni?
04 · Costi
Come è costruito il prezzo: sconto sul facciale, costi di emissione, canoni? È cambiato dopo settembre 2025?
05 · Gestione
Come si caricano i dipendenti e come si assegnano i buoni ogni mese?
06 · Controllo
L'utilizzo si vede in tempo reale? I report sono pronti per il consulente del lavoro?
07 · Supporto
Ci aiutate con il regolamento aziendale o l'accordo, anche per lo smart working?
08 · Futuro
Potremo aggiungere fringe benefit e welfare con voi, sullo stesso contratto?
Volete capire quale combinazione di buoni pasto, fringe benefit e welfare ha senso per la vostra azienda? Potete chiedere un preventivo per i buoni pasto Epassi, con risposta entro 24 ore lavorative, oppure una demo di 30 minuti senza impegno con un consulente, che vi mostra come si muovono le PMI del vostro settore.
Fonti normative
- Informazione Fiscale: soglia a 10 euro dal 2026
- Informazione Fiscale: tetto alle commissioni (L. 193/2024)
- LentePubblica: buoni pasto in smart working, risposta AdE n. 123/2021
- Fiscal Focus: cumulo fino a 8 buoni (DM 122/2017)
- Edotto: premi di risultato all'1% dal 2026
I buoni pasto elettronici da 10 euro sono completamente esentasse nel 2026?
Sì, fino a 10 euro al giorno per ogni giornata lavorata il buono pasto elettronico non è tassato e non genera contributi. Se il valore è più alto, solo la parte che supera i 10 euro diventa reddito. Per i cartacei la soglia resta a 4 euro.
Quanto costano i buoni pasto a un'azienda con 30 dipendenti?
Non esiste un listino unico: il prezzo dipende da valore del buono, numero di dipendenti, formato e servizi inclusi. Il modo corretto per confrontare i fornitori è chiedere preventivi con le stesse condizioni e verificare come incide il tetto del 5% sulle commissioni introdotto nel 2025.
Si possono dare i buoni pasto ai dipendenti in smart working?
Sì. L'Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 123 del 2021, ha chiarito che l'esenzione vale anche per il lavoro da remoto. Non è un obbligo per l'azienda: conviene prevederlo nel regolamento o nell'accordo aziendale.
Quanti buoni pasto si possono usare in una sola spesa?
Fino a 8 buoni nella stessa transazione, come previsto dal DM 122/2017.
Meglio buoni pasto o buoni acquisto come fringe benefit?
Non sono alternativi. I buoni pasto coprono il pranzo e la spesa alimentare nei giorni lavorati, con soglia giornaliera; i buoni acquisto sono fringe benefit con soglia annua (1.000 euro, 2.000 con figli a carico) e si possono usare anche per carburante e shopping. Molte aziende li combinano.
I buoni pasto sono deducibili per l'azienda?
Sì, il costo dei buoni pasto è deducibile dal reddito d'impresa e l'IVA al 4% è detraibile. Per casi particolari, come i professionisti, valgono regole diverse: meglio verificarle con il proprio consulente.
Si può cambiare fornitore di buoni pasto?
Sì. I buoni già emessi restano validi fino alla loro scadenza, mentre i nuovi vengono emessi dal nuovo fornitore. Conviene pianificare il passaggio a inizio mese e comunicarlo ai dipendenti con qualche giorno di anticipo.
Come funzionano i buoni pasto Epassi?
Sono buoni pasto digitali che vivono nell'app Epassi, senza card fisiche. L'azienda carica i dipendenti, assegna i crediti ogni mese e vede l'utilizzo in tempo reale; i dipendenti pagano dall'app al supermercato e al ristorante, fino a 10 euro al giorno esenti. Si attivano in pochi giorni e, quando l'azienda vuole, si affiancano welfare e fringe benefit con lo stesso contratto.